giovedì 18 novembre 2010

Giovani "non più disposti a tutto", il sindacato dietro l'iniziativa

Prima erano disposti a tutto, ora non più. Hanno tappezzato le città con proposte di lavoro indecenti, poi le hanno coperte con le scritte "non più" ed infine si sono svelati. Ecco la campagna della CGIL per attirare l'attenzione dei giovani precari, quelli più deboli perchè invisibili e ricattabili

I manifesti sul precariato hanno tappezzato diverse città italiane. Erano manifesti ironici per una campagna pubblicitaria che voleva rimettere al centro dell'opinione pubblica il problema del precariato. I manifesti sono presenti anche sul sito web dei Giovani disposti a tutto: "Gruppo bancario cerca laureati con Master in Ingegneria Finanziaria capaci di campare senza soldi" oppure "Network della comunicazione cerca giovani talenti pronti a farsi sfruttare in silenzio".

Manifesti virtuali ma non troppo lontani da una realtà in cui le aziende sono autorizzate a cercare stagisti per attività di scaffalisti o cassieri
senza rimborso spese e per un periodo che può arrivare anche a 6 mesi, o quando si pretende che lo stagista, di fatto alle prime armi, abbia anche esperienza di lavoro.
Ma se il primo obiettivo della campagna dei Giovani disposti a tutto era di denunciare una situazione tanto drammatica quanto paradossale, il secondo obiettivo è quello di rendersi indisponibili, e così i manifesti sono stati coperti ed il loro slogan è cambiato in NON + disposti a tutto. "I manifesti di Giovani disposti a tutto che offrivano proposte di lavoro indecenti comparsi a Roma, Napoli, Bologna, Palermo e altre città italiane sono stati coperti e corretti. Il sito Giovani disposti a tutto è stato occupato e reso per oggi inaccessibile" scrivono in un comunicato. “Giovani Disposti a Tutto rappresenta quello che il mercato del lavoro chiede ai giovani che provano ad entrarci. Gli annunci che ha promosso non sono molto diversi da quelli che si trovano nelle bacheche delle università o nei giornali con le offerte di lavoro.
Ma Giovani disposti a tutto ha perso. Abbiamo occupato il sito perché NON SIAMO PIU’ DISPOSTI A TUTTO
.  E adesso le regole le facciamo noi
."

Ma chi c'è dietro tutto questo?
La campagna della CGIL è arrivata oggi alla sua terza fase, ovvero quella di svelare gli autori della provocazione anonima.

camusso
"E’ nata con una provocazione anonima - spiega la Cgil a www.rassegna.it- Bene, adesso non è più anonima. Ma rimane una provocazione, questo sì. Una denuncia per dare un nome alle cose. E la realtà dei giovani che cercano lavoro ha nomi molto precisi: umiliazione, sfruttamento, frustrazione, rabbia". "Il 'Non +' è per i giovani che sono costretti a lavorare in un modo che non rispetta la loro dignità e i loro diritti". Lo afferma in conferenza stampa la segretaria generale, Susanna Camusso. "Ciò che giustamente i giovani ci rimproverano - continua - è che non riusciamo a dare loro abbastanza voce. Pensiamo che lo sforzo vero di questa campagna sia stato quello di raggiungere i giovani che sono invisibili perché ricattabili, condizione che non permette loro di essere iscritti al sindacato". Invita quindi tutti nella capitale, per la manifestazione nazionale della Cgil di sabato 27 novembre.

mercoledì 23 giugno 2010

Stage: un'opportunità o una delusione?

redatto martedì 15.06.2010 a cura di andrea
Stage, che delusione: spesso non sono all'altezza delle aspettative dei giovani

Un sondaggio condotto dal sito Repubblica degli Stagisti e dall'Isfol rivela che solo il 14% degli stagisti ottiene un contratto (a progetto, a tempo determinato o più raramente a tempo indeterminato). Sono le aziende del settore automobilistico e metalmeccanico quelle che offrono gli stage migliori. Raramente sono soddisfatti gli stagisti del settore bancario e assicurativo, ancora meno quelli che fanno tirocini nelle organizzazioni no-profit e nel mondo della comunicazione



Un sondaggio promosso dal sito Repubblica degli Stagisti in collaborazione con l'ente pubblico Isfol offre una panoramica completa ed esauriente di cosa è diventato lo stage nel mondo del lavoro italiano. A volte una vera opportunità formativa, altre volte semplicemente un lavoro sottopagato o non pagato per nulla. La pubblicazione Stagisti allo specchio, che sintetizza i dati del sondaggio, è illuminante: c'è un crescente scollamento tra l'obiettivo formativo dello stage e l'aspettativa che i giovani rivolgono ad esso: il 30% degli stagisti cerca espressamente nello stage un mezzo per entrare nel mondo del lavoro.


Il rischio dietro l'angolo, sottolineato dal documento, è che gli stagisti diventino dei lavoratori come tutti gli altri, ma pagati meno. I tirocini formativi e di orientamento rappresentano per un numero sempre maggiore di aziende "una scorciatoia per acquisire manodopera a basso o bassissimo costo, con scarse tutele, senza che venga erogata effettivamente una qualche forma di attività di tipo formativo o di orientamento al lavoro".


Analizziamo nel dettaglio che cosa emerge dal sondaggio della Repubblica degli Stagisti. I settori in cui gli stagisti sono più diffusi sono comunicazione, spettacolo e pubblicità: ben il 12% di coloro che vi lavorano è passato attraverso un tirocinio formativo. Raramente però lo stage si trasforma in un rapporto di lavoro stabile. Leggermente diversa la musica nel settore formazione ed educazione, dove quasi il 30% degli stagisti continua a lavorare dopo lo stage. Buone le percentuali anche nel settore telecomunicazioni / Information and Communication Technology, dove il 24% dei tirocinanti si vede confermare con un vero contratto.


Lo stage viene vissuto, come è ovvio che sia, in modo diverso a seconda dall'età che si ha e del momento del proprio percorso formativo in cui lo si fa. Se uno stage durante le scuole superiori è un buon modo per completare la propria formazione e per acquisire consocenze specifiche, chi vive questa esperienza dopo una laurea o un master ammette esplicitamente di vedere lo stage essenzialmente come un traghetto verso il mondo del lavoro. Le speranze raramente si traformano in realtà: solo il 14% degli stagisti, dicono i risultati del sondaggio, ottiene un contratto (a progetto, a tempo determinato o più raramente a tempo indeterminato) e inoltre il 6,8% ottiene qualche collaborazione occasionale. Il conto è presto fatto: solo uno su cinque trova lavoro con lo stage.


Sono le aziende del settore automobilistico e metalmeccanico quelle che offrono gli stage migliori. Il 50% degli interpellati si è detto soddisfatto di uno stage nel settore. Al secondo posto l’area educazione e formazione (57,5% di "buoni" e "ottimi"), al terzo le aziende di servizi socio-sanitari (55,4%). Gli stage in altri settori si rivelano invece di solito meno apprezzati. Raramente sono soddisfatti gli stagisti del settore bancario e assicurativo, ancora meno quelli che fanno tirocini nelle organizzazioni no-profit e nel mondo della comunicazione: qui solo una metà scarsa dei tirocinanti definisce come "postiva" l'esperienza.


Dal sondaggio emerge anche che i tirocini valutati meglio sono quelli promossi da assocazioni professionali o datoriali, come le Camere di Commercio. I peggiori risultano essere invece quelli promossi dai centri per l'impiego: qui i giudizi negativi sono oltre due terzi, con più del 17% di stage definiti addirittura "pessimi".

I consigli degli autori di "Stagisti allo specchio" sono semplici: fare l'esperienza di uno stage il prima possibile, a scuola o all'università, mentre se si è al termine del proprio percorso formativo la domanda deve essere "quanto può essermi davvero utile un tirocinio?". Perché a volte è meglio iniziare a fare un lavoro vero, anche se non esattamente nell'ambito professionale nel quale si vorrebbe entrare e per il quale si è studiato. Senz'altro c'è un urgente bisogno di rivedere le norme che regolamentano lo stage, per difendere al meglio i diritti degli stagisti. Forse davvero, come dice il giornalista Beppe Severgnini (e come recita lo slogan del sito Repubblica degli Stagisti) "L'Italia è una Repubblica fondata sullo stage".

giovedì 26 novembre 2009

SPECIALE RAPPORTO ISFOL 2009














dal sito http://www.isfol.it/





Si è tenuta ieri, presso la Camera dei Deputati, la presentazione del Rapporto Isfol 2009.

Il principale filo conduttore degli interventi che si sono succeduti ha riguardato il potenziamento del capitale umano come elemento cardine di occupabilità, specie in un contesto di crisi, e la necessità di ripensare l'attuale sistema della formazione nel segno di una maggiore integrazione con il mondo del lavoro.

Il Rapporto rapprensenta un appuntamento annuale con il quale l'Istituto fotografa i temi al centro della propria attività di ricerca - formazione e lavoro - analizzando sia l'evoluzione delle politiche che aspetti specifici, nel contesto nazionale e in quello internazionale.


Nella relazione di apertura, il presidente Trevisanato, supportato dai dati sull'occupazione e la disoccupazione, ha commentato positivamente la capacità del sistema Italia di tenuta alla crisi, in risposta alla quale si è ricorso anche a strategie imprenditoriali alternative all'espulsione dei lavoratori, quali la contrazione dell'orario medio di lavoro e l'aumento dei contratti part time.

Per rafforzare il tessuto economico-produttivo Trevisanato ha sottolineato al tempo stesso la necessità di un maggiore sviluppo delle risorse umane - in tutte le declinazioni della formazione - che sia rispondente ai fabbisogni delle imprese.


Il Ministro del Lavoro Sacconi ha sottolineato l'importanza di investire nelle persone e nelle competenze per "sconfiggere l'inattività" attraverso attività "autenticamente formative" e, proprio sulla base del Rapporto Isfol e del prossimo rapporto della Commissione di indagine sulla formazione, ha proposto nuove linee guida per intervenire sul sistema formativo. Terreni di lavoro che riguarderanno, tra l'altro, le metodologie di rilevazione dei fabbisogni - per risolvere l'evidente criticità del mismatch tra domanda e offerta di lavoro - così come l'attività di orientamento professionale, il riconoscimento delle attività di formazione svolte sul lavoro e la rivalutazione delle competenze tecnico-pratiche.


Jader Cané, capo unità aggiunto della Commissione europea, ha invece puntato l'attenzione sull'importanza dei cospicui contributi del Fondo Sociale Europeo in risposta ai problemi reali posti dall'attuale congiuntura negativa.


L'importanza della formazione è stata anche al centro dell'intervento di Giovanni Bocchieri, della Segreteria tecnica del Ministero dell'Istruzione, il quale, a proposito del recente piano di azione per l'occupabilità dei giovani "Italia 2020", ne ha evidenziato due aspetti: il riconoscimento della valenza educativa del lavoro e la valorizzazione dell'apprendimento non formale.

martedì 17 novembre 2009

OGGI A VICENZA SEDICESIMA EDIZIONE DI ORIENTAGIOVANI

dal sito del Sole24Ore, sezione Economia e Lavoro: www.ilsole24ore.com/Economialavoro.shml




Oggi a Vicenza di svolgerà la sedicesima edizione di Orientagiovani, l'evento che ogni anno l'associazione degli industriali italiani dedica all'incontro tra mondo giovanile e mondo dell'impresa. In tale occasione verranno discusse le proposte di Confindustria per i giovani, tra cui: abolire il valore legale del titolo di studio e sostituirlo con un sistema di "certificazione" svolto da agenzie indipendenti; affiancare flessibilità e nuove garanzie; aiutare economicamente gli studenti per facilitare il loro cammino di istruzione e formazione e favorire la mobilità sociale; riformare gli istituti tecnici e consentire un miglior rapporto tra scuola e lavoro.

lunedì 9 novembre 2009

E LA PARTITA IVA PRENDE IL POSTO DEL CONTRATTO

dal sito http://www.repubblica.it/, sezione economia


L'ultima frontiera della precarietà si chiama "partita iva". Altro che indice dell'indomabile vitalità imprenditoriale. Qui si parla di co.co.pro.: collaboratori a progetto costretti a diventare titolari di "partita iva" per non perdere il lavoro, anche se precario.

Difficile stimare quanti siano i lavoratori in transizione verso l'imprenditoria forzata, si può ipotizzare che siano decine di migliaia di persone. Si vedrà meglio quando l'Inps renderà pubblici i numeri sui nuovi iscritti al Fondo Gestione Separata. Lì, dati del 2007, le "partite iva" di professionisti non iscritti ad albi o associazioni erano circa 250 mila, 30 mila in più in un solo anno. Reddito medio intorno ai 15 mila euro, poco più di mille al mese. Dai web designer ai grafici pubblicitari; dai redattori delle grandi case editrici ai lobbisti, fino all'antica, tradizionale, segretaria, imprenditrice di se stessa però. Tutti rigorosamente a mono-committenza, cioè fornitori di una sola azienda. Insomma, false "partite iva".

Di certo questo è un altro capitolo della via italiana alla flessibilità, in cui con il concorso della Grande Recessione, l'obiettivo principale di molte aziende è quello di tagliare i costi per provare a sopravvivere.

Il fenomeno non è nuovo, va detto, ma con la crisi è riaffiorato ovunque, nel ricco settentrione terziarizzato come nella indolente area del lavoro para-pubblico romano. Ed è un fenomeno che spinge una categoria già debole ai livelli più bassi della scala della precarietà. "Le partite iva diventano sostitutive dei co.co.pro.", commenta Patrizio Di Nicola, sociologo alla Sapienza di Roma, tra i più attenti studiosi dell'universo magmatico del laoro precario. Questa è la verità.
A compiere il lavoro da atipico a "libero professionista", senza più nemmeno un accenno di diritti e tutele, è ancora la generazione dei trentenni, l'ala marginale del mercato del lavoro. Eppure questo pezzo di knowledge worker, lavoratori della conoscenza, intellettuali moderni, flessibili e innovativi, avrebbe dovuto rappresentare l'avanguardia di una sorta di neo-borghesia in una società post-industriale. Questa, a sua volta, avrebbe dovuto spingere verso un incremento della produttività e arrestare il nostro declino, sfruttando le nuove tecnologie. La realtà è stata diversa e si è tradotta soprattutto in un progressivo e malcelato tradimento nei confronti di una generazione di giovani professionisti.

Si deve essere "imprenditori di se stessi", come si diceva agli albori della flessibilità. Non si è più dipendenti o para-dipendenti, bensì fornitori. Sulla carta. Perchè nei fatti non cambia nulla: stesso stipendio (ma senza contributi), stesso orario, stesso vincolo di subordinazione. Il fornitore non avrà i benefici previsti per i dipendenti, inclusi assicurazioni, pensione, assistenza e altri benefit riservati agli impiegati. Le attività svolte hanno carattere professionale autonomo ma non si configurano come rapporti di lavoro subordinato o di collaborazione.

Secondo Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil: "Sono due le motivazioni principali che spingono in questa direzione: il costo per le aziende che si riduce all'osso e, poi, la totale libertà d'azione sulle partite iva che possono essere lasciate a casa, prima, e riprese, poco dopo".
L'Italia è la patria del lavoro autonomo: il 27% dell'occupazione complessiva, il triplo rispetto alla Danimarca e il Lussemburgo, il doppio rispetto alla Germania, la Gran Bretagna, la Francia e l'Olanda. Ci supera solo la Grecia. Tutto questo, tra l'altro, ha aiutato anche l'anomalia delle partite iva. Si calcola, infatti, che con queste ultime le aziende risparmino circa il 25% rispetto a una contratto di collaborazione e oltre il 33% rispetto a un contratto di dipendenza.

mercoledì 4 novembre 2009

La formazione: una moda che non tramonta mai!

E’ attualmente in discussione alla Commissione lavoro della Camera dei Deputati la proposta di legge di iniziativa del Senatore Luigi Bobba, che detta norme sul riconoscimento e sulla promozione del diritto alla formazione e allo sviluppo professionale. La proposta è stata abbinata ad altri due progetti di legge: uno di iniziativa dell’On. Cazzola ed altri, che prevede una delega al Governo per il riconoscimento e la disciplina del diritto dei lavoratori all’apprendimento e alla formazione e l’altro di iniziativa dei Deputati Delfino e Poli, che detta disposizioni per promuovere la formazione professionale, l’occupazione, l’orientamento e il reinserimento professionale dei disoccupati e dei lavoratori ultraquarantacinquenni. Nell’ambito dell’esame delle citate proposte di legge, si sono svolte, presso la Commissione lavoro della Camera, audizioni di rappresentanti dell’Isfol, delle Acli, del Consorzio universitario Almalaurea e di rappresentanti delle parti sociali.
Inoltre, al Senato è stato presentato un disegno di legge d’iniziativa del Sen. Finocchiaro, che detta norme in materia di apprendimento permanente e delega il Governo in materia di individuazione e validazione degli apprendimenti non formali e informali, nonché di incentivi all’apprendimento permanente e all’invecchiamento attivo. Infine, la Cgil ha presentato una proposta di legge di iniziativa popolare sull’apprendimento permanente ed ha aperto la campagna per la raccolta delle firme che si concluderà nel prossimo mese di dicembre.

martedì 3 novembre 2009


L'I.S.P.A. Regionale del Lazio organizza, presso la sede della CILA (Confederazione Italiana Lavoratori Artigiani) di Cassino, corsi GRATUITI finanziati da FORMA.TEMP in Addetto al settore Paghe e Contributi e in Contabilità Aziendale.

L'inizio è previsto per Gennaio 2010. Le iscrizioni sono già aperte.

Tutti i requisiti per partecipare gratuitamente sono sulla locandina. Cliccaci sopra per aprirla.

mercoledì 28 ottobre 2009

CRISI, PAGANO I PIU' GIOVANI

Dal sito www.repubblica.it

Il 15 ottobre il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, parlando alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha spiegato che la riduzione occupazionale, registrata nel secondo trimestre (556 mila), è dovuta soprattutto ai "figli" e ha interessato 404 mila persone. A confronto con loro, rischiano di sembrare pochi persino i 152 mila posti perduti dai genitori. La crisi dei giovanissimi. Quelli che stanno andando peggio sono i più piccoli. Alla fine di giugno, dicono i dati trimestrali dell'Istat, il tasso di disoccupazione per il segmento tra 15 e 24 anni è arrivato al 24 per cento. Quasi quattro punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Un ragazzo su quattro, insomma, è alla ricerca di un lavoro.

La caduta del Centro. Tra le aree più aggredite dal fenomeno c'è il Mezzogiorno (ed è una conferma) dove la quota dei "senza lavoro" ha toccato i picchi: 35,3 per cento. Ma se si mette a confronto la media nazionale con il segmento giovanile, ci si accorge (ed è una sorpresa) che il peggioramento più significativo si è manifestato nelle regioni del centro d'Italia. L'incremento da queste parti è stato di 5,5 punti percentuali in un anno mentre quello medio è rimasto pressoché stabile.


Quelli con il diploma. Non se la passano bene neppure i loro fratelli maggiori. A giugno dell'anno scorso, tra quelli che hanno tra 25 e 34 anni, che in Italia sono ancora costretti ad essere "figli", l'8,7 per cento non aveva un impiego. Oggi sono il 10,1 per cento. A fare i conti con la perdita di un impiego sono soprattutto i diplomati. Per loro nel giro di un anno le cose sono andate peggiorando in maniera significativa. La disoccupazione degli under 35 con un diploma da 4-5 anni è salita, in un anno, dal 7,2 per cento al 9,2 per cento. Quella di chi ha un diploma da 2-3 anni è cresciuta del 2,3 per cento. I laureati hanno mostrato un incremento minore (+1,0 per cento).

Le speranze deluse. La maggioranza degli italiani, dice il Rapporto Italia 2009 di Eurispes, è convinto che le misure legislative adottate nell'ultimo decennio abbiano peggiorato le possibilità occupazionali dei giovani. Ora le imprese hanno ridotto drasticamente le nuove assunzioni indirizzate a loro. Hanno tagliato le collaborazioni e, quando li assumono, li impiegano con mansioni e condizioni economiche sempre meno gratificanti.

venerdì 23 ottobre 2009

L'Unione Europea ed il Think Small First


Il tessuto imprenditoriale italiano, per la quasi totalità, è costituito da Aziende con meno di venti addetti: per questo motivo, era quanto mai attesa la versione nazionale del documento promosso dall'Unione Europea, meglio noto Think Small First, che evidenzia i dieci punti chiave per la rinascita economica post-crisi.
Il decalogo (scaricabile cliccandovi sopra) sarà presentato in Italia presso il Consiglio dei Ministri .
Il documento mette al primo posto le Pmi e racchiude in modo completo tutte le misure necessarie per la salvaguardia delle aziende e la crescita del Paese. Il concetto di base è quello di scommettere sulle reti d'impresa, per risvegliare una nuova cultura imprenditoriale capace di aggregare competenze e ottimizzare la produzione.
Fondamentale dare una seconda opportunità alle aziende che chiudono (oltre 6 milioni secondo le stime) e puntare sul trasferimento di impresa, valutando gli aspetti di spin-off totale o parziale, attualmente non previste.
Per il resto, il Decalogo prevede strategie note, che le imprese italiane hanno messo sul tavolo da tempo: necessità di regole più organiche e condivise, drastica riduzione della burocrazia e delle procedure inutilmente complesse, più facile accesso al credito e agli appalti realizzati nell'ambito della Pubblica Amministrazione.

giovedì 22 ottobre 2009

Reagire alla Crisi


Per le imprese e le famiglie con problemi di liquidità c'è uno strumento in più.

È il vademecum 'Reagire alla crisi', che raccoglie in poche pagine le agevolazioni studiate a sostegno delle fasce di utenti più colpite dalle difficoltà legate, appunto, alla crisi economica. La guida è strutturata in 10 domande con relative risposte, come ad esempio: come ottenere un rifinanziamento? Come sospendere la rata di un mutuo? Come reperire adeguate garanzie? Come avere un anticipo sull'assegno di cassa integrazione? Realizzato da Abi (Associazione bancaria italiana), Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) e Sace, illustra le misure per accrescere le possibilità di accesso al credito che il Governo ha introdotto o potenziato e che il mondo bancario insieme alle due società a partecipazione pubblica hanno reso operativi.

Il vademecum, disponibile on line su questo blog, sul sito del ministero dell'Economia e delle Finanze e su quelli di Abi, Cdp e Sace, è in distribuzione anche presso gli sportelli bancari e sarà distribuito dalle associazioni imprenditoriali agli iscritti. Anche gli Osservatori sul mercato del credito istituiti presso le prefetture giocano un ruolo importante per la conoscenza del vademecum, di cui Interno e Finanze hanno sollecitato la massima divulgazione. Gli Osservatori, con la loro attività di monitoraggio e di 'ascolto' delle realtà locali sono lo snodo di un doppio canale di comunicazione, come li ha definiti il direttore generale del Tesoro Grilli intervenendo alla Prima Conferenza dei prefetti. Da un lato, infatti, veicolano le richieste del territorio al Governo e, dall'altro, informano l'utenza locale sulle misure di sostegno a suo favore.

lunedì 19 ottobre 2009

MILANO, LA CITTA' PIU' CARA D'ITALIA

Dal sito Panorama.it, sezione Economia
Milano è la città più costosa d’Italia. Secondo le rilevazioni Nomisma e l’Osservatorio prezzi, infatti, è proprio nel capoluogo lombardo che si spende di più. Dati alla mano, emerge che il prezzo medio per abitazione a metro quadro arriva, a Milano, a ben 4.485 euro, quota che supera addirittura quella della capitale (4.143euro). Ma il carovita nel capoluogo lombardo riguarda anche spese minori, come ad esempio un pasto in pizzeria, il cui costo medio raggiunge i 9,94 euro contro i 6,06 di Napoli (la città in cui il prezzo medio è il più basso). Un caffè al bar a Milano costa ben 0.81 euro, contro i 0,66 euro di Bari e un kg di pane costa in media 3,55 euro, cifra ben più alta rispetto alla media nazionale. Il capoluogo lombardo sarà anche la capitale della moda e dell’industria, ma rimane purtroppo la città più cara d’Italia.

mercoledì 14 ottobre 2009

Fondi Interprofessionali - L'investimento che ritorna




La costituzione e l’avvio dei Fondi Interprofessionali è per l’Italia una novità di rilievo in quanto per la prima volta un numero significativo di risorse pubbliche vengono affidate alle parti sociali, nella loro versione bilaterale che, in integrazione con le funzioni del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e delle Regioni, sono chiamate a gestire il nuovo sistema per la formazione continua.

Nel corso del 2003, con l´istituzione dei primi dieci Fondi Paritetici Interprofessionali, si realizza quanto previsto dalla legge 388 del 2000, che consente alle imprese di destinare la quota dello 0,30% dei contributi versati all’INPS (il cosiddetto “contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria”) alla formazione dei propri dipendenti. I datori di lavoro potranno infatti chiedere all’INPS, senza alcun onere aggiuntivo per l’azienda, di trasferire il contributo ad uno dei Fondi Paritetici Interprofessionali: l’azienda avrà la garanzia che lo “0,30%” versato le ritornerà in azioni formative volte a qualificare, riqualificare in sintonia con le proprie strategie aziendali, i lavoratori occupati.

Per aderire praticamente ad un Fondo Paritetico Interprofessionale il datore di lavoro dovrà utilizzare il modello di denuncia contributiva DM10/2 (da utilizzare anche per le eventuali revoche dell’adesione). L’adesione è revocabile: ha validità annuale e si intende tacitamente prorogata, salvo disdetta. La norma fissa al 31 ottobre (come da nuova Circolare Inps 67/2005) di ogni anno il termine per esprimere le adesioni o le disdette ai Fondi, i cui effetti finanziari e contributivi si produrranno dal 1° gennaio dell’anno successivo. Ogni impresa può aderire solamente ad un Fondo, anche di settore diverso da quello di appartenenza.
L’I.S.P.A. CONSULTING si pone come punto di riferimento per tutte quelle imprese ed i lavoratori che intendono sfruttare le opportunità offerte dai Fondi Interprofessionali per la Formazione Continua, offrendo assistenza tecnica e consulenza a imprese, associazioni datoriali e sindacali ed enti bilaterali interessati ai Fondi, attraverso azioni di accompagnamento e supporto che si sostanziano in:

• Monitoraggio dell'evoluzione normativa dei Fondi Interprofessionali;
• Monitoraggio delle opportunità promananti dai bandi e/o dagli avvisi resi pubblici dai Fondi stessi;
• Consulenza informativa sui meccanismi di funzionamento e sulle opportunità offerte dai Fondi Interprofessionali per la Formazione Continua, nonché assistenza per l'adesione ai Fondi;
• Affiancamento e sostegno alle imprese dal punto di vista informativo, consulenziale, procedurale e contenutistico nelle fasi di progettazione e presentazione dei Piani Formativi aziendali, territoriali, settoriali o individuali;
• Consulenza e affiancamento alle imprese nella fase di gestione delle attività formative;
• Consulenza amministrativo-contabile alle imprese nella fase di presentazione, gestione e chiusura dei piani formativi e relativa rendicontazione delle spese imputabili al piano finanziato.


Per ulteriori informazioni contattare la Dott.ssa Annamaria del Rosso

ISPA Via Giulia, 71
00186 Roma tel 06 68134217/ 06 68132140 Fax 06 68301326
www.ispanazionale.org

venerdì 9 ottobre 2009

Confronto costante tra i Fondi interprofessionali

Un confronto costante tra i Fondi interprofessionali è la proposta lanciata dal Presidente di Fondoprofessioni Massimo Magi in occasione della presentazione della nuova sede del Fondo, avvenuta il 6 ottobre scorso.
I rappresentanti dei Fondi presenti al workshop hanno accolto favorevolmente questa proposta, sottolineando che ci sono dei temi sia di carattere tecnico (per esempio la valutazione) che politico (il ruolo della formazione continua al di là della crisi) su cui è possibile trovare una condivisione.
L’incontro è stata l’occasione per il Fondo degli studi professionali per presentare due sperimentazioni: una che riguarda il sistema erogativo, il cui scopo è velocizzare le modalità di pagamento attraverso la creazione di un conto on line per ogni piano formativo e l’altra che consiste in una piattaforma informatica di valutazione delle richieste di finanziamento che dovrebbe garantire una migliore qualità delle proposte formative presentate.
In conclusione dei lavori, il Presidente, ha ribadito che la formazione è il vero antidoto contro la congiuntura economica in atto.

martedì 22 settembre 2009

Presentazione del libro: "LE DONNE CAMBIANO IL LAVORO"




Domani mercoledì 23 settembre 2009 dalle ore 09.00 alle ore 17.30, nello Spazio Etoile di Roma, si terrà la presentazione del libro "Le donne cambiano il lavoro", testo redatto dall'Assessorato al lavoro, pari opportunità e politiche giovanili.


Il libro nasce dalla necessità di affrontare la tematica del lavoro femminile e delle nuove politiche in materia di Welfare ed è stato finalizzato alla predisposizione, per il biennio 2009-2010, del Piano per l’occupazione femminile nel Lazio, quale strumento di sviluppo economico, produttivo, occupazionale e sociale nell’intero territorio.


Il testo riferisce i dati sull’inattività femminile nel nostro paese, e nel Lazio in particolare, fornendo una chiave interpretativa della sottoutilizzazione e della discriminazione di genere nel mondo del lavoro, dove un numero consistente di donne non riesce ad entrare nonostante il capitale umano investito. Affinché le potenzialità dei diversi attori femminili siano sostenute e valorizzate, occorre che esse siano accompagnate da un complesso di politiche e di interventi nel mondo del lavoro, nel sistema familiare, nei sistemi di servizi alla persona e nei servizi di partecipazione politica e sociale, necessarie non solo a superare le condizioni di disparità occupazionali e sociali di genere ancora esistenti, ma essenziali per contribuire allo sviluppo economico, produttivo e sociale del paese.
A tal proposito nel testo vengono avanzate una serie di proposte relative al miglioramento dei servizi alle famiglie, dei servizi di cura e dei servizi per l’impiego.





venerdì 18 settembre 2009

BANDO DI CONCORSO “PREMIO PER LA CITTA’ AL FEMMINILE” ANNO 2009

La Consulta Femminile per le pari opportunità della Regione Lazio ha indetto, anche per l’anno 2009, il premio intitolato “La Città al femminile”, premio rientrante tra le iniziative annuali volte a monitorare e promuovere le esperienze al femminile che valorizzano l’innovazione e l’impatto socio-culturale.Il premio che sarà riconosciuto alla prima classificata, tra Professioniste, Artiste, Artigiane, Cooperative, Associazioni ed Imprese che vi prenderanno parte, sarà di 1000,00 € .Le proposte ammissibili devono riguardare: la pianificazione ambientale e di genere delle città e degli edifici, piani e progetti sostenibili di mobilità che tengano conto delle esigenze femminili, la formazione ambientale e di genere, piani e progetti di sicurezza ambientale, la finanza innovativa, piani e progetti sostenibili di tutela ambientale e valorizzazione dei centri storici e di particolari aree territoriali che vedano protagoniste le donne.Le proposte/progetto dovranno pervenire entro e non oltre 60 giorni dalla data di pubblicazione del Bando sul BUR Lazio, e verranno esaminate da un’apposita Commissione che terrà conto del grado di innovazione della proposta per l’ambiente, della capacità di creare occupazione femminile in campo ambientale e della capacità di migliorare l’accesso delle donne al mercato del lavoro e della formazione

giovedì 17 settembre 2009

Europe-Direct «Cooperazione Esterna Erasmus Mundus», invito a presentare proposte

Dal sito www.pugliaimpiego.it
Invito a presentare proposte per l'attuazione della finestra di «Cooperazione Esterna Erasmus Mundus» per l'America Latina, anno accademico 2009/2010. Il programma è concepito per promuovere la cooperazione istituzionale nel campo dell'istruzione superiore tra l'Unione europea e i paesi terzi attraverso un programma di mobilità di studenti e personale accademico a fini di studio, insegnamento, formazione e ricerca.Scadenza 15 ottobre 2009Info e modulistica qui Testo Gazzetta Ufficiale Unione Europea

lunedì 14 settembre 2009

Gli incentivi per passare all’energia solare


articolo tratto da canali.kataweb.it

Produrre acqua calda con il solare termico ed elettricità con il fotovoltaico permette di alleggerire la bolletta, ma realizzare gli impianti può essere costoso. Ecco una lista di incentivi, statali e regionali, che permettono di recuperare in fretta i soldi investiti


Utilizzare il sole per risparmiare sul riscaldamento o per produrre elettricità è possibile anche avendo un tetto con poca superficie disponibile per la posa dei pannelli. Le occasioni per chi vuole investire nell'energia solare sono molte, anche grazie agli incentivi statali e regionali che periodicamente vengono offerti.

L'uso dell'energia del sole in ambito domestico si può dividere in due rami: termico e fotovoltaico.
Il solare termico permette di trasformare i raggi in calore: sotto i pannelli collocati sul tetto, una serpentina con un liquido conduttore si riscalda per poi cedere il calore accumulato all'acqua, riscaldandola. Secondo Legambiente, per fare in modo che il solare termico copra l'80% del fabbisogno di acqua calda, servono tra gli 0,6 e gli 1,2 metri quadri di pannelli a persona.

Il fotovoltaico è invece una tecnologia che, attraverso l'uso di particolari celle, trasforma l'energia solare in elettricità. Lo spazio necessario per gli impianti è maggiore e i prezzi sono sensibilmente più alti rispetto al solare termico, ma anche in questo settore ci sono diversi incentivi (come il Conto Energia) che permettono di rientrare dell'investimento e, dopo alcuni anni, di guadagnare dal proprio impianto.


Incentivi nazionali

Solare termico. La legge finanziaria prevede una serie di detrazioni fiscali per i lavori di riqualificazione energetica. L'installazione su case esistenti dei pannelli solari termici prevede una detrazione del 55% delle spese sostenute, con rimborsi fino a un massimo di 60 mila euro in 5 anni, mentre l'Iva per gli impianti è del 10%. Per maggiori informazioni si può consultare il sito Efficenza energetica dell'Enea.

Fotovoltaico. Per gli impianti di produzione di elettricità esiste una tariffa incentivante (Conto Energia) che prevede un pagamento fisso per ogni kw di elettricità prodotta, il cui prezzo si mantiene stabile per 20 anni. La tariffa applicata (che oscilla tra gli 0,35 e i 0,49 euro per Kw, in base alla potenza installata e al tipo di impianto) permette di rientrare dell'investimento del fotovoltaico in alcuni anni. Per maggiori informazioni si può leggere la guida realizzata dal GSE (Gestore servizi elettrici, società controllata dal ministero dell'Economia) su Conto Energia.


Incentivi regionali

Oltre alle disposizione previste a livello nazionale, le Regioni (e in alcuni casi anche i Comuni e le Province) possono autonomamente decidere di incentivare l'installazione di piccoli impianti solari. I bandi offerti in questo senso sono molto diversi sia per i referenti (privati, piccole e medie aziende, pubblica amministrazione), sia per i requisiti e i tempi necessari per accedervi.

Il modo migliore per conoscere le opportunità offerte dalla Regioni è quello di tenere costantemente sotto osservazione i relativi siti istituzionali o le gazzette ufficiali. Per chi non avesse questa possibilità, ci sono alcune fonti che si preoccupano di monitorare la situazione, tra cui "Fonti rinnovabili" promosso da Legambiente e costantemente aggiornato con tutti i bandi regionali e i numeri utili, oppure l'osservatorio delle politiche energetiche realizzato dall'Enea.


Una rapida rassegna delle iniziative regionali più interessanti (continua)

A cura di Mauro Munafò

venerdì 11 settembre 2009

Università e lavoro: orientarsi con la statistica


Articolo tratto da istat.it
Per i giovani che intendono iscriversi all’università, l’Istat mette a disposizione la nuova edizione di Università e lavoro: orientarsi con la statistica, la pubblicazione divulgativa che si articola in due parti, integrate da focus e box di approfondimento.
La prima parte – I numeri dell’Università – prende in considerazione il percorso degli studenti dal momento dell’immatricolazione a quello della laurea: numero di matricole, tipo di corso intrapreso, distanza della sede universitaria scelta dalla località di residenza dei giovani, tasso di abbandono, studenti fuori corso, grado di soddisfazione dei laureati per il corso concluso.
La seconda parte – Le prospettive lavorative dei laureati – analizza i percorsi dei giovani dopo il conseguimento del titolo di studio: gli sbocchi lavorativi per chi ha una laurea triennale o una lunga, la coerenza tra laurea e occupazione svolta, gli aspetti del lavoro che soddisfano di più, il reddito medio e il tipo di contratto. segue

giovedì 10 settembre 2009

LAVORO: TAVOLO SU FORMAZIONE



Articolo tratto da http://www.ansa.it/


ROMA, 9 SET - Maurizio Sacconi intende convocare un tavolo con le Regioni e le parti sociali per concordare nuove linee guida sulla formazione. 'Saranno linee guida sovversive del tradizionale modo di spendere risorse per la formazione', ha detto il ministro del Lavoro. Per affrontare la crisi occupazionale il governo ha 'una robusta disponibilita'' ancora da spendere avendo impegnati circa due miliardi sugli otto a disposizione nel biennio, ha poi detto Sacconi.

venerdì 21 agosto 2009

Opportunità di alta formazione per un’amministrazione locale sempre più vicina all’Europa grazie al corso “Governance Locale e Unione Europea”

Un’opportunità di formazione di particolare rilievo per gli amministratori locali sensibili ai cambiamenti istituzionali in corso è quella attivata dal P.O.R.E. - Progetto Opportunità per le Regioni in Europa (struttura di missione della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie Locali) in collaborazione tra il D.I.P.E.S. - Dipartimento di Istituzioni Pubbliche, Economia e Società dell’Università degli Studi Roma Tre, la SP.I.S.A. - Scuola di Specializzazione in Studi sull’Amministrazione Pubblica dell’Università degli Studi di Bologna, l’U.P.I. (Unione delle Province Italiane) e l’A.N.C.I. (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani). Si tratta di un corso di formazione dal titolo “Governance Locale e Unione Europea” rivolto ad amministratori locali under 45 in carica e fondato su tale sinergia fra Governo nazionale, organizzazioni rappresentative del sistema delle autonomie e due istituzioni accademiche con diversa tradizione ed esperienza – la SP.I.S.A. di Bologna e il D.I.P.E.S di Roma Tre – entrambe particolarmente impegnate nel campo dello studio delle innovazioni nel sistema politico e amministrativo e nel settore della formazione per le pubbliche amministrazioni. Ai partecipanti, giovani amministratori di comuni e province, sarà fornito innanzitutto l’accesso a un quadro di conoscenze generali relative al sistema istituzionale, ai principi fondanti e ai principali campi di azione dell’Unione Europea. Tali conoscenze saranno in breve tempo approfondite grazie ad aggiornamenti sugli aspetti amministrativi, tecnici ed economici della partecipazione ai programmi comunitari, al fine di sensibilizzare i responsabili politico-istituzionali degli enti territoriali sulle molteplici opportunità organizzative e finanziarie, oltre che sui vincoli derivanti dalle azioni svolte dagli organismi europei. L’intento degli organizzatori e degli enti promotori è quello di innescare un sistema dinamico e pluralista nell’offerta di formazione per concretizzare l’idea dell’Europa quale punto di riferimento dal quale e tramite il quale potenziare l’iniziativa e la competitività delle regioni e delle autonomie locali. Le lezioni, infatti, oltre ad approfondire le conoscenze sui meccanismi di partecipazione alle politiche comunitarie e alle opportunità di finanziamento offerte dall’Unione europea, affronteranno i temi di maggiore attualità e interesse per gli amministratori locali, tra cui la valutazione delle politiche pubbliche e il federalismo fiscale. Sono previsti, oltre alla formazione in aula, laboratori di progettazione dal taglio fortemente operativo e incontri con esponenti provenienti da istituzioni europee.

La prossima edizione del corso si svolgerà a Roma, presso il D.I.P.E.S. - Dipartimento di Istituzioni Pubbliche, Economia e Società dell’Università degli Studi Roma Tre, dal 15 ottobre 2009 al 20 febbraio 2010. Il corso sarà strutturato in moduli tematici per un totale di 124 ore, oltre a 16 ore di stage all’estero. A fine corso verrà, infatti, organizzato un proseguimento della formazione ‘sul campo’ in vista del quale i partecipanti avranno l’opportunità di conoscere da vicino le istituzioni europee con sede a Bruxelles.

Le iscrizioni per Sindaci, Assessori e Consiglieri Comunali con meno di 45 anni saranno aperte dal 1 al 21 settembre 2009. L’ammissione alla frequenza è prevista dal P.O.R.E. per un massimo di 150 discenti. Le selezioni saranno realizzate da un comitato di valutazione ad hoc, composto da rappresentanti del DAR, dell’ANCI, dell’UPI e del DIPES, che prenderà in considerazione l’estensione territoriale dell’Ente Locale di riferimento, l’età anagrafica degli amministratori e la rappresentanza femminile. In caso di ammissione, la frequenza sarà totalmente gratuita, mentre a carico del partecipante (o dell’Ente, secondo il caso) restano le spese di vitto, alloggio e trasporto. Si segnala, a tal proposito, lo stanziamento di un contributo pubblico di 3.000 euro previsto per 10 comuni con una popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti (per un totale di 30.000 euro) a titolo di rimborso spese. In caso di assegnazione, tale contributo di 3.000 euro sarà erogato a fine corso e condizionato alla ricezione dell’attestato di partecipazione rilasciato dall’Università.


Riferimenti istituzionali per ulteriori informazioni e ISCRIZIONI:
P.O.R.E. - Progetto Opportunità delle Regioni in Europa
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Dipartimento per gli Affari Regionali
E-mail: pore.info@palazzochigi.it
Sito internet: http://www.pore.it/



A cura di Anna Lodeserto
(Area Transnazionale/UE)